01.05.2019 – Testimonianza di una maestra in occasione della visita pastorale del Vescovo alla Comunità di Pietracatella

Nella giornata dedicata al lavoro ed in particolare in questa importante occasione di riflessione a cui ci hanno chiamato Sua Eccellenza Monsignor Bregantini ed il nostro parroco Don Antonio, porto la testimonianza di chi ha il compito di formare i ragazzi nella scuola, dall’infanzia all’età della maturità.

E porto la mia personale esperienza professionale, che inizia quando da giovanissima mi sono trasferita a Milano per le prime supplenze, come tanti altri giovani che già all’epoca ed ancora oggi abbandonano la propria terra per trovare un lavoro: dopo un po’ di anni sono rientrata in Molise e ho avuto l’opportunità di scegliere se lavorare nei paesi limitrofi o a Pietracatella.

Ho scelto di lavorare qui, nonostante le forti perplessità, perché con il tempo ho maturato l’idea che l’insegnante non debba essere -e non è- chi fa lezione qualche ora al giorno ma colui che si prende cura della crescita dei bambini e collabora con i genitori e con la comunità tutta all’educazione ed allo sviluppo intellettivo, personale e sociale delle giovani generazioni.

Il mio lavoro ed i ragazzi sono stati e sono la mia passione, la mia missione, la mia gioia nei momenti difficili della mia vita personale.

Essere insegnanti è un grande dono che ci viene concesso ogni giorno: testimoniamo saggezza, coraggio, amore attraverso impegno, competenze, relazioni.

Ma oggi anche la scuola riflette le grandi difficoltà della società globale e le problematicità dei piccoli Comuni come il nostro, che combatte contro lo spopolamento e contro l’isolamento economico e sociale: l’arma che abbiamo a nostra disposizione, come insegnanti e come educatori, è quella di permettere al ragazzo di sviluppare sentimenti di solidarietà, di pace, di fratellanza perché si sentano cittadini del mondo ma, prima di tutto, parte integrante della comunità di Pietracatella, mai soli, mai piccoli ma importanti e protagonisti del futuro, del loro futuro.

Ed in questo lavoro di accompagnamento alla crescita, noi operatori scolastici non possiamo essere soli: abbiamo bisogno che l’intera comunità condivida questo progetto comune e che ognuno faccia la propria parte, così come ciascuno deve essere aiutato a gestire il proprio ruolo educativo e riappropriarsi delle competenze specifiche.

Solo così un paese, piccolo come il nostro, può diventare comunità educante, una comunità solidale, in cui ognuno concorre al benessere emotivo e sociale dell’altro, in cui ciascuno senta il bambino come il proprio figlio, e come al proprio figlio offra protezione, guida, attenzione.

Ed è a questi valori che l’insegnante si ispira nel lavoro quotidiano ed è per questi valori che ogni giorno la scuola chiede la collaborazione della famiglia e della comunità tutta: in un mondo che corre, in un  fortissimo momento di crisi economica e sociale riscopriamo insieme il valore della cooperazione e della solidarietà, il valore della comunità intesa come un fare insieme, fare ciascuno secondo il proprio ruolo, proprio come ha fatto Giuseppe, chiamato a vivere il ruolo di padre con il figlio che Maria ha portato in grembo.

Rita Levi Montalcini diceva che la scelta di un giovane dipende dalla sua inclinazione, ma anche dalla fortuna di incontrare un grande maestro ed è precisamente da questo pensiero che si evince quanto possa essere la vocazione all’insegnamento, uno tra i principali presupposti per farlo nel migliore dei modi.

Come ha fatto Giuseppe, padre di Gesù, noi insegnanti ogni giorno ci prendiamo cura di figli che non sono nostri ma che amiamo e per i quali costruiamo progetti; come Giuseppe, ogni giorni raccogliamo le loro gioie, i loro successi ed i loro insuccessi, le loro risorse, le potenzialità ed il loro limiti, le loro difficoltà, come fossero i nostri figli, perché a volte un lavoro non è un semplice lavoro ma una missione di vita.

Maestra Loredana Di Iorio                                                      Pietracatella, 01/05/2019

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